Big Brother and Big Mother

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We know that the big brother is on us, but I feel I also have a big mother.

It is not only because I feel observed by security people or CCTV that seem to map every squared inch of the city. But when TFL, the transport company, says something on the line of: Ladies and Gentlemen, we are operating a frequent service so please don’t run and risk to injury yourselves and others – just one thing comes to my mind: my mother barely ever told me that!

I think that getting used to the voice in the tube that tells you not to forget your personal belongings is deeply de-empowering. You just switch off the brain. You expect somebody always being there to tell you what to do and you will never figure out things by yourself. You become a robot.

I am the living demonstration of that: I managed to forget my trolley bag on a bus, where no announcement was made about looking after my stuff. And I have missed my stop a few times because in the back of my mind I was relying on some PA system telling me where I was.

The security person warning me that I cannot stand on the pavement outside the pub to discuss with a friend whether to join the queue or not really freaks me out. I should stay closer to the premises, he says.

Telling me that I cannot stand on an empty 4-meters-wide stairwell to speak on the phone (when it is 2° outside) because I am impeding emergency exit is beyond health and safety. It’s paranoia.

Applying rules is necessary, but a bit of flexibility is needed to survive and to keep yourself alive, find solutions, be creative… Interpret reality!

Si sa che il Grande Fratello ci controlla, ma in questa città mi sembra di avere anche una Grande Mamma.

E non è solo perché mi sento osservata da tutti quegli uomini della sicurezza e dalle telecamere a circuito chiuso che sembrano mappare ogni centimetro quadrato.

E’ perché quando TFL, la società di trasporti di Londra, manda un annuncio che recita: Signore e Signori, su questa linea operiamo un servizio frequente, quindi non correte rischiando di infortunare voi stessi e gli altri – beh io penso: poco ci manca che non me l’abbia neanche mai detto mia madre!

Credo che abituarsi ad una voce in metropolitana che ti ricorda di prendere i tuoi averi prima di scendere dal treno sia profondamente de-responsabilizzante. Spegni semplicemente il cervello, non pensi più. Ti aspetti che ci sia sempre qualcuno lì pronto a dirti cosa devi fare, non sarai mai sveglio e pronto a risolvere le cose da solo. Diventi un automa.

Io sono la dimostrazione vivente di questo: sono riuscita a dimenticarmi una valigia su un autobus (dove l’annuncio non c’è), e ho perso qualche volta la mia fermata sulla metro perché inconsciamente mi ero affidata a quella voce che mi avrebbe dovuto dire dove mi trovavo.

Il ragazzo della sicurezza che mi dice che non posso stare sul marciapiede fuori dal pub a decidere con la mia amica se unirmi alla coda oppure no, mi irrita da matti. Devo stare più vicino all’edificio, dice.

Il buttafuori che mi fa spostare perché non posso parlare al telefono su una scala vuota larga 4 metri perché impedisco l’uscita di emergenza, mi sembra vada ben oltre il concetto di health and safety. E’ paranoia.

Applicare le regole va bene, ma un po’ di flessibilità ci vuole per sopravvivere e per mantenersi vivi. Trovare soluzioni nuove, essere creativi. Interpretare la realtà!!

 

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